lunedì, 28 luglio 2008
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I barboni mi guardano mentre mastico
la lucertola
anche oggi è domenica tutta d'oro la
gente luccica
mentre osserva le anatre inventandosi
la felicità.

La sorvolo e capisco che maledice la
mia diversità
ma nel parco ci abito è la vita mia
esser simbolo
di paura e di morte, sono tenebre
i miei abiti.
 
I bambini sorridono "mamma guardalo,
che bestiaccia è?"
gli alberi mi consolano apro le ali e
resto immobile...

... Io sono il corvo Joe
faccio spavento
state attenti lasciatemi stare
solo certi poeti del male
mi sanno cantare.

I borghesi si siedono e poi leggono
il giornale
i ragazzi si baciano, mezzogiorno sta
per scoccare
senza grazia e gracchiando mi avvicino e poi
li supplico.

Se soltanto per oggi fossi libero
di parlare
"Piacere: corvo joe, c'è da mangiare?
solo sassi sapete lanciare
meritate di andare per me
nell'eterno dolore".

Io sono il corvo Joe
faccio paura
state attenti lasciatemi stare
solo certi poeti del male
mi sanno cantare.

Ma vi perdono
perchè in fondo portate nel cuore
sangue che è destinato a seccare
vivete e morite.

Baustelle "Il corvo Joe"
gigen10 ha fatto un altro giro sulla ruota... ed erano le 10:04;
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venerdì, 25 luglio 2008
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Avete presente Beirut??? Kabul???? Baghdad???? No???? Beh, nemmeno io… ma le immagino abbastanza simili alla “Roma” di ieri… o, almeno, al mio “pezzetto” di Roma.

Ieri esco dall’ufficio e vado a casa… beh, vado a casa è ‘na parola grossa… diciamo che provo ad andare a casa. Non faccio nemmeno 200 metri e… primo posto di blocco… macchina di traverso sulla strada… militare, in mimetica, che mi obbliga a svoltare… “ok, non si passa”, dico tra me e me, "giriamo e cambiamo strada". So’ insospettito dalla presenza del militare… però, oh… a Roma t’aspetti un po’ di tutto… quindi non è che ci fai troppo caso se un militare in mimetica ti guarda male e ti fa segno di svoltare. Faccio altri 300 metri… altra macchina… stavolta è la municipale… pure questi ti obbligano a svoltare… “oh, non si passa nemmeno qua… ma che sarà successo??”... inizio davvero a incuriosirmi… seguo le indicazioni della vigilessa e giro a sinistra… anche perché o giravo o mettevo sotto la vigilessa con le treccine rasta… però mi so’ detto “… Gigen… quando te ricapita de vede’ ‘na vigilessa co’ le treccine rasta?? Lasciamola campa’ e giramo”. Ancora 200 metri… altra macchina di traverso… davanti alla macchina, stavolta, ci saranno state almeno 50 perone e alcuni fotografi. Ancora una volta direzione obbligata… “basta, me so’ stufato”… ignoro il segnale del carabiniere che si sbraccia per dirmi di girare a destra… gli arrivo vicino col triciclo… tolgo il casco… e gli chiedo… no, non gli chiedo… stavo per chiedergli… “ma che sta succedendo”???... ma non glielo chiedo… non glielo chiedo perché non faccio in tempo ad aprire bocca che… boooooooommmmmmmm… un botto fortissimo… e poi polvere… tanta polvere.

“Eh, le avevo detto di girare a destra”… mi fa il carabiniere… “eh sì… ma io non è che me lo sogno che a Roma mettiamo le bombe” rispondo… “ma che è successo si può sapere?”. “Sì, certo”, risponde il carabiniere… e mi racconta, con meno dovizia di particolari, certo… ma mi racconta quello che oggi trovo scritto anche qui…

 

http://roma.repubblica.it/dettaglio/Centoventichili-di-tritolo-e-il-velodromo-non-ce-piu/1492751





gigen10 ha fatto un altro giro sulla ruota... ed erano le 12:47;
tag critica, vita di gigen
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lunedì, 21 luglio 2008
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Dalla prima volta che ho sentito ‘sta canzone l’ho associata a te… a te, che il destino ha voluto legare in modo così forte a Carlo Giuliani… a te, che ho visto solo poche volte… ma che sei riuscito a colpirmi e restarmi dentro…

So che l’avevo già postata… ma questa è per te… nessun’altra renderebbe tanto l’idea…

 
 

Genova, 20 luglio 2001

 

 … Genova, quella giornata di luglio, un caldo torrido d'Africa nera...

… uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere,
piacere d'incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere…

… Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione…
… un colpo secco, morte e follia…

… si rompe il tempo e l'attimo, per un istante, resta sospeso, appeso al buio e al niente…
… cercando alibi per quelle vite dissipate e disperse nell'aspro odore della cordite...

… Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore,
ma come quella vita giovane spenta, Genova muore…

… poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione…
… come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare
una vita troncata, tutta una vita da immaginare...

… Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare…
… resta, amara e indelebile… resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita.

 

Francesco Guccini “Piazza Alimonda”

gigen10 ha fatto un altro giro sulla ruota... ed erano le 10:42;
tag ricordi, canzoni, vita di gigen
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mercoledì, 16 luglio 2008
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Signora Lia stasera
stai con tuo marito
stai tranquilla che non sa
non sa che l'hai tradito...

Signora Lia stasera
piangerai da sola
gli hai negato anche il tuo cuore
senza una parola
ora che vorresti
che parlasse un po' con te
lui legge il giornale e pensa a sé
lui legge il giornale e pensa a sé...
 
Signora Lia
l'amore ti ha giocato
sai che ci fai
di un sogno mai avverato...
 
Signora Lia stasera
stai con tuo marito
prova a dirgli che con l'altro
è tutto finito
lava i piatti e asciuga il viso
non ci pensare più
con lui siedi e accendi la tivù
con lui siedi e accendi la tivù

Claudio Baglioni "Signora Lia"

gigen10 ha fatto un altro giro sulla ruota... ed erano le 00:19;
tag canzoni
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mercoledì, 09 luglio 2008
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... due in una sola giornata... anzi... due in un'ora e mezza... bravo Gigen... sei un fenomeno!!!!


Ho perso le parole... eppure ce le avevo qua un attimo fa,
dovevo dire cose... cose che sai, che ti dovevo, che ti dovrei.
Ho perso le parole... può darsi che abbia perso solo le mie bugie,
si son nascoste bene... forse però, semplicemente, non eran mie.


Ho perso le parole e vorrei che ti bastasse solo quello che ho,
io mi farò capire... anche da te, se ascolti bene... se ascolti un po'.
Sei bella che fai male... sei bella che si balla solo come vuoi tu,
non servono parole... so che lo sai... le mie parole non servon più.


Ho perso le parole... oppure sono loro che perdono me,
io so che dovrei dire cose... cose che sai, che ti dovevo, che ti dovrei.
Ma ho perso le parole... che bello se bastasse solo quello che ho,
mi posso far capire anche da te, se ascolti bene... se ascolti un po'.



Ligabue "Ho perso le parole"
gigen10 ha fatto un altro giro sulla ruota... ed erano le 17:47;
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mercoledì, 02 luglio 2008
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ho girato e rigirato senza sapere dove andare
ed ho cenato a prezzo fisso seduto accanto ad un dolore
tu come stai?
tu come stai?
tu come stai?

e mi fanno compagnia quaranta amiche le mie carte
anche il mio cane si fa forte e abbaia alla malinconia
tu come stai?
tu come stai?
tu come stai?

tu come vivi come ti trovi
chi viene a prenderti chi ti apre lo sportello
chi segue ogni tuo passo chi ti telefona
e ti domanda adesso
tu come stai?
tu come stai?
tu come stai?
tu come stai?

Ieri ho ritrovato le tue iniziali nel mio cuore
non ho più voglia di pensare e sono sempre più sbadato
tu come stai?
tu come stai?
tu come stai?

tu cosa pensi dove cammini
chi ti ha portato via chi scopre le tue spalle
chi si stende al tuo fianco chi grida il nome tuo
chi ti accarezza stanco
tu come stai?
tu come stai?
tu come stai?
tu come stai?

non è cambiato niente no
il vento non è mai passato tra di noi
tu come stai non è accaduto niente no
il tempo non ci ha mai perduto
come stai?
tu come stai?


Claudio Baglioni "E tu come stai?"

gigen10 ha fatto un altro giro sulla ruota... ed erano le 23:20;
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lunedì, 23 giugno 2008
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Benedetto sia 'l giorno, e 'l mese, et l'anno,
et la stagione, e 'l tempo, et l'ora, e 'l punto,
e 'l bel paese, e 'l loco ov'io fui giunto
da' duo begli occhi che legato m'ànno;
et benedetto il primo dolce affanno
ch'i' ebbi ad esser con Amor congiunto,
et l'arco, et le saette ond'i' fui punto,
et le piaghe che 'nfin al cor mi vanno.
Benedette le voci tante ch'io
chiamando il nome de mia donna ò sparte,
e i sospiri, et le lagrime, e 'l desio;
et benedette sian tutte le carte
ov'io fama l'acquisto, e 'l pensier mio,
ch'è sol di lei, sì ch'altra non v'à parte.


Francesco Petrarca, Canzoniere LXI


... metto la parafrasi... anche se so bene che i miei dottissimi lettori avrebbero compreso il pezzo anche senza...



Benedetto sia il giorno, il mese e l’anno,
e la stagione, e il tempo, e l’ora, e l’attimo,
e il bel paese, e il luogo nel quale io fui colpito
da (quei) due begli occhi che mi hanno legato (a sé);
e benedetto il primo dolce tormento
che provai quando Amore mi raggiunse,
e (benedetti) l’arco e le frecce da cui fui colpito,
e le ferite che, infine, mi raggiungono il cuore.
Benedette quelle tante parole che io
ho versato chiamando il nome della mia donna,
e i sospiri, e le lacrime e il desiderio;
e siano benedetti tutti i miei scritti
nei quali io vado acquistando (per lei) fama, e il mio pensiero
che appartiene soltanto a lei, in modo che nessun’altra vi abbia parte.
gigen10 ha fatto un altro giro sulla ruota... ed erano le 14:20;
tag citazioni, favola
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giovedì, 19 giugno 2008
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Francesco Guccini "Cyrano"

Venite pure avanti voi con il naso corto,
signori imbellettati io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
perchè con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati,
inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza
avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura,
che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura...

... Io sono solo un povero cadetto di Guascogna,
però non la sopporto la gente che non sogna...

... ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz'ora da sempre mi precede

si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d'essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le scriverò dei versi...

Venite gente vuota, facciamola finita,
voi preti che vendete a tutti un'altra vita;
se c'è, come voi dite, un Dio nell'infinito,
guardatevi nel cuore, l'avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso,
che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali,
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti,
per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev'esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono...
per sempre tuo,
per sempre tuo,
per sempre tuo...

Cirano
gigen10 ha fatto un altro giro sulla ruota... ed erano le 11:39;
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lunedì, 16 giugno 2008
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Mi hanno preso, usato, deriso e triturato
mi hanno messo in vetrina e fatto a pezzi
mi hanno offeso, insultato, chiamato traditore,
rubato i sogni e le certezze.

Mi hanno fatto arruolare, psicanalizzare
mi hanno chiuso dentro a scatole di vetro
mi hanno fatto aspettare, sorridere, comprare
e spedito con un calcio nel didietro


Ascoltami, madre.
Perdonami, madre.
Ho lottato, bestemmiato ed ho pianto
ma in fondo non è niente
la vita... è la vita soltanto


Ho ascoltato montagne di stupide opinioni
e miliardi di orribili canzoni.
Le stesse promesse, le stesse parole

nelle stesse piazze e manifestazioni.
Mi hanno dato consigli e pacche sulle spalle,
interpellato per opere di bene
mi hanno preso in disparte, tirato nel mezzo,
appiccicato bandiere sulla schiena


Ascoltami, madre.
Perdonami, madre.
Ho lottato, bestemmiato ed ho pianto
ma in fondo non è niente
la vita... è la vita soltanto


Ho perduto bandiere e posti di lavoro
ho perduto caterve di occasioni
ho perduto battaglie, compagni di viaggio

oltre a qualche centinaio di elezioni.
Ho troppe ferite, le mie gambe sono stanche
ho le palle piene e i piedi fumanti...


Ma c'è un gioco da fare... una ruota che riparte
... un vagabondo sa che deve andare avanti

Ascoltami, madre.
Perdonami, madre.
Ho lottato, bestemmiato ed ho pianto
ma in fondo non è niente
la vita... è la vita soltanto



Modena City Ramblers "Il vagabondo stanco"

gigen10 ha fatto un altro giro sulla ruota... ed erano le 09:49;
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mercoledì, 11 giugno 2008
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L'11 giugno del 1984 a Padova muore il compagno Berlinguer. Si era sentito male durante un comizio... 4 giorni prima.
Gigen segue, senza capire molto a dire il vero visti i miei 8 anni, i funerali in diretta tv... e rimane affascinato dalle migliaia di bandiere rosse con la falce e col martello...





Un popolo intero trattiene il respiro e fissa la bara,
sotto al palco e alla fotografia.
La città sembra un mare di rosse bandiere
e di fiori e di lacrime e di addii.

Eravamo all'osteriola, una sera come tante,
a parlare come sempre di politica e di sport,
è arrivato Ghigo Forni, sbianchè come un linsol,
an s'capiva 'na parola du bestemi e tri sfundon.

"Hanno detto per la radio che c'è stata una disgrazia,
a Padova è stato male il segretario del PCI"
Luciano va al telefono parla in fretta e mette giù
"Ragazzi, sta morendo il compagno Berlinguer".

Pipein l'è andè in canteina
a tor des butiglioun,
a i'am fat fora in tri quert d'ora,
l'era al vein ed l'ocasioun
a m'arcord brisa s'le suces
d'un trat as'sam catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer.

A Modena in stazione c'era il treno del partito,
ci ha raccolti tutti quanti, le bandiere e gli striscioni
a Bologna han cominciato a tirare fuori il vino
e a leggersi a vicenda i titoli dell'Unità.

C'era Gianni lo spazzino con le carte da ramino,
ripuliva tutti quanti da Bulagna a Sas Marcoun,
ma a Firenze a selta fora Vitori "al professor",
do partidi quattro a zero dopo Gianni l'è stè boun.

I vecc i an tachee
a recurder i teimp andee,
i de d'la resisteinza
quand'i eren partigian
a'n so brisa s'le cuntee
ma a la fine a s'am catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer.

Gli amici e i compagni lo piangono, i nemici gli rendono onore,
Pertini siede impietrito e qualcosa è morto anche in lui.
Pajetta ricorda con rabbia e parla con voce di tuono
ma non può riportarlo tra noi.

Roma Termini scendiamo, srotoliamo le bandiere,
ci fermiamo in Piazza Esedra per il solito caffè
parte Gianni il segretario e nueter tot adree
per andare a salutare il compagno Berlinguer.

Con i fazzoletti rossi ma le facce tutte scure,
non c'era tanta voglia di parlare tra di noi,
po' n'idiota da 'na ca la tachè a sghignazer,
a g'lom cadeva a tgnir ferem Gigi se no a'l finiva mel.

A sam seimpre ste de dre
e quand'a sam rivee
la piaza l'era pina
"ma quant comunesta a ghè"
a'n g'lom cadeva a veder un caz
ma anc nueter as' sam catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer

Modena City Ramblers "I funerali di Berlinguer"
gigen10 ha fatto un altro giro sulla ruota... ed erano le 16:43;
tag politica, ricordi, canzoni
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